giovedì 2 gennaio 2020
Otzi
Otzi si aggirava per le alpi italiche. Aveva una freccia conficcata nella spalla destra. Aveva appena mangiato dello speck di stambecco che gli dava energia. Era scappato ad un agguato di certi Italiensis che gli avevano chiesto un qualcosa "di soggiorno". Io non li capisco questi Italiensis , che cosa vogliono. Secondo loro i paesi hanno dei confini e se uno li attraversa deve essere autorizzato. A me l'autorizzazione me la danno la fame, la vista di ampi orizzonti, degli alberi e di animali. Otzi cercava di togliersi la freccia dalla spalla ma non ci riusciva. Soffriva molto. La freccia gliel'avevano scagliata contro questi Italiensis perchè lui non aveva quel qualcosa "di soggiorno". Doveva essere un pezzo di corteccia di betulla che lo autorizzava a transitare in quei territori. Era al confine fra due popolazioni, l'altra popolazione dall'altra parte delle Alpi italiche erano gli Asburgicos. Anche quelli gli davano la caccia. Anche loro volevano quel pezzo di corteccia di betulla. Erano stupidi, uccidevano tutti quelli che non avevano questo pezzo di betulla con dei segni particolari incisi che si incidevano se davi loro qualcosa in cambio: pelli di animale, metalli luccicanti, cose così. Ma erano tre giorni che non mangiava altro che speck di stambecco che aveva ricavato scaldando la carne di uno stambecco al fuoco che aveva acceso con un nodo di betulla. I nodi di betulla si accendevano subito con l'acciarino e duravano molto, era facile accendere un fuoco con questi nodi di betulla. Si stese su un fianco e cercò una posizione adatta a staccarsi la freccia.Ma non ci riusciva. Tirò fuori dalla bisaccia qualcosa da fumare che emanava un profumo particolare. Era tabacco di una pianta con poteri antidolorifici. Era anche per questo che lo inseguivano. I cani degli Italiensis avevano fiutato quell'erba che aveva nella bisaccia che pare che dalle loro parti fosse proibito fumare. Tra gli Italiensis si poteva ammazzare la moglie che si ribellava se il marito andava con altre donne, si poteva rubare e solo se venivi scoperto o dipende a chi e cosa rubavi potevi correre il rischio tutt'al più di finire in una grotta con le sbarre a pane e acqua. Ma non potevi andare in giro senza il loro permesso. Ecco, pane e acqua era molto più di quando aveva lui che era un uomo libero. Libero di essere inseguito. Fece un movimento e con il braccio sinistro riuscì ad afferrare la parte terminale della freccia. Doveva stare attento che la freccia non si spezzasse lasciandogli la punta nella spalla. Riuscì lentamente a togliersela. Poi si stese sulla neve per tamponare la ferita. Tra gli Italiensis si potevano fare tante cose brutte ma se fumavi quell'erba potevi essere ucciso. Dicevano che era un'erba malvagia , l'erba del diavolo. Chi fosse questo diavolo non era dato di sapere. Stette un pò lì disteso senza muoversi. Il cielo era azzurro e le poche nuvole formavano in cielo delle forme come di animali. Con la mano sinistra si chiuse sul petto la pelliccia di capra, sentiva freddo. Stava morendo. Ma sarebbe morto da uomo libero. Lo speck di stambecco gli sarebbe bastato per quelle sue ultime ore di agonia. Sapeva che sarebbe morto. Ma prima avrebbe voluto defecare. Aveva vermi nella pancia e lui cercava di ammazzarli masticando foglie di felce. Questi vermi gli stimolavano la defecazione. Una situazione di merda, pensò. Va bene morire, morire è una cosa della natura, si nasce, si vive, si muore, punto. Poi forse si sarebbero incontrati gli dei. Sperando che non chiedessero qualcosa "di soggiorno" anche loro. Ma che soggiorno, lui nel soggiorno c'era già, tutto il creato era il suo soggiorno. Poi se c'erano anche altri nel soggiorno del creato, bastava mettersi d'accordo, c'era spazio per tutti. Non capiva questa storia di combattere gli uni contro gli altri per il territorio. Tipo, sulla panca della sua capanna di mattoni di fango e paglia, quando entravano i suoi amici lui si spostava un pò e li faceva sedere. E ci stavano tutti, di solito. Era il suo soggiorno ma lo divideva con gli amici senza chiedergli alcuna corteccia di betulla. E la terra era così, un enorme splendido terribile soggiorno. A volte ospitale altre meno ospitale. Ed era quando era meno ospitale che si riusciva a capire chi era tuo amico. Il dolore alle spalla continuava a essere forte. La frecce che era riuscito con perizia ad estrarre completamente , doveva essere avvelenata. Non faceva sesso da molti giorni. L'ultima volta era stato con una donna degli Asburgicos che lo aveva ospitato nella sua grotta. Il marito di lei era andato a caccia. E lei aveva freddo e si sentiva sola. Era stato bello e alla fine si erano salutati e lei gli aveva scritto l'indirizzo su della corteccia di betulla, per mandarle di quando in quando un messaggio con qualche uccello. Con le donne l'uccello c'entrava sempre, pensò. Poi chissà perchè si guardò in giro come se avesse la sensazione che qualcuno gli stesse spiando i pensieri. Ma non c'era nessuno. Vide spuntare fra e nubi un arcobaleno. Non c'erano uomini e non c'erano Dei in giro: solo la bellezza del creato. Le montagne, gli stambecchi, la capre di montagna, gli alberi silenziosi che senza parlare dicevano tutto. Così , con quella visione negli occhi e nella mente, morì. Erano state le ore più belle della sua vita. E senza saperlo, Otzi, aveva inventato la filosofia.
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