Parlava milanese, da ragazzo. E certo, era nato a Milano. Era un figlio di papà e giocava a fare il rivoluzionario. La sua poesia si concretava esclusivamente nel fatto che dietro le code di rondine immaginava fionde per spaccare parabrezza. Vestiva militare e non sapeva che Susanna Agnelli vestiva alla marinara. Del resto non gli è mai importato. Aveva in mente la politica, quell'arte sottile e sublime dell'intercettare i disagi della gente ed elevarli a programma politico. Così, senza mediazioni. Intanto si prendono i voti, poi si pensa.
Il padre avrebbe voluto per lui una grande carriera in un'azienda, ma lui non ce la fece mai. Aveva programmi più ambiziosi. Che sono quei programmi che competono a chi non ce la fa a diventare direttore d'azienda e pensa a come fare a diventare più importante di un direttore d'azienda senza averne le competenze. Giocoforza non poteva che fare il politico. Il politico non deve studiare i documenti, non deve approfondire. Ci devono pensare gli altri. Il politico deve aizzare la folla, costruire patiboli immaginari, sparpagliare in giro spettri e paure e poi, da bravo pescatore, passare con le reti e raccogliere i voti. Il politico deve parlare alle folle convincendole convincendo se stesso che quel che dice è giusto e sensato. E alla fine lo è. Un vero politico diventa seguace delle sue parole, delle sue bugie. A furia di mentire le sue bugie diventano verità, per sé e per gli altri.
All'inizio per prendere i voti del nord dovette parlar male di quelli del sud. Ma poi si accorse che solo con i voti di quelli del nord non avrebbe mai potuto diventare il padrone del paese, il padrone di un paese dove avrebbe potuto contare più di un direttore d'azienda. Quindi si doveva trovare qualcun altro di cui parlare male , tanto da accomunare nell'odio quelli del nord e quelli del sud, per portare anche quelli del sud dalla sua parte: gli stranieri. Sì, certo, un capro espiatorio perfetto: portano via lavoro, sono dotati e quindi appetiti da casalinghe stanche di mariti stressati dal lavoro. Lavorano per meno soldi e creano una concorrenza sleale. Il fatto che se si rompeva un cesso gli italiani chiamassero uno straniero e lo pagassero meno di un italiano in nero e che la maggior parte degli stranieri pagassero le tasse e contribuissero a sostenere le pensioni di un paese che non faceva più figli e rischiava di restare senza pensioni pagate non poteva rappresentare un problema, perché di questo gli italiani si dimenticavano nel momento in cui qualcuno di questi stranieri-e diamine saranno mica tutti santi, rapinava o violentava. Su dieci rapine 9 erano di italiani 1 di uno straniero. Ma di quale rapina parlavano i tg? Di quella dello straniero...come dicevano quelli di quel certo movimento? Uno vale uno, mi pare. E poi se non c'era più un nemico contro cui coalizzarsi, la faccenda dei voti andava a farsi benedire.
A proposito di farsi benedire, bisognava sistemare la faccenda della fede. Eh già. La fede in un paese cattolico faceva prendere voti. E se il papa difendeva gli stranieri immigrati dai loro paesi in fuga da fame e guerre perché c'era crisi di vocazioni e questi pur di mangiare facevano persino i preti, be', poteva rappresentare un problema. Per cui agitare il rosario sui palchi dopo i comizi, un po' d'acqua santa, bestemmie da osteria dei bianchetti della valli trasformati in invocazioni alla madonna e ai santi, e genuflessioni alla Rasputin con corredo di imparentamenti con politici potenti dotati di figlie avvenenti, poteva far portare dalla sua il popolo bue del "prima gli italiani". Prima gli italiani che non pagano le tasse, prima gli italiani che vanno in pensione molto prima fregandosene se poi in pensione non andrà più nessuno, prima gli italiani che spandono cemento sulle coste con i soldi della mafia ( tanto adesso i mafiosi sono stati promossi a italiani, con la riunificazione degli odiatori a scopo elettorale),prima gli italiani cui piace la figa e il calcio che gli altri sono tutti comunisti , prima gli italiani che sono cristiani dal lunedì al sabato tanto chiedono il perdono di domenica e chi s'è visto s'è visto, prima gli italiani che sono genitori maschio e femmina ( purchè il marito vada regolarmente a trans di nascosto e la moglie posti le proprie natiche chiacchierate su Instagram), prima gli italiani e via discorrendo...
Adesso il nostro eroe è impegnato in una battaglia mediatica per non apparire l'ennesimo democristiano che mente e promette cose irrealizzabili. Dopo che si è dimesso da ministro di un governo di cui non era padrone assoluto, ma compartecipante e le compartecipazioni gli ricordavano l'odiosa terminologia di una qualsiasi azienda di cui non era riuscito a diventare direttore e dopo che ha indossato tutte le divise possibili e immaginarie scoprendo che c'era qualcuno che ne possedeva a bizzeffe indossando semplicemente giacca a cravatta e che si chiamava Draghi, passa il tempo a fare comizi con rosari e baffi da caporale. E quando qualcuno gli fa notare che era lo stesso grado di Hitler, sbuffa e dice, Hitler era un imbianchino, io sarei potuto diventare direttore d'azienda.
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